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Il manifesto

“Parola ai Padri” ha l’obiettivo di esplorare, definire e se necessario “ridefinire” il punto di vista dei padri, una categoria in continua trasformazione che necessita di spazi di confronto e riflessione. Partiamo da una posizione laica, non giudicante e non preconcetta, ma abbiamo chiara la visione di quali valori e quali caratteristiche dovrebbe incarnare, oggi e soprattutto domani, la paternità.

Il Manifesto si rivolge a tutti i padri, in ogni forma familiare e culturale, che esercitano la propria genitorialità con responsabilità e presenza. Ed è per questo che i padri, nell’ambito di un dialogo a tutto tondo, affermano e si riconoscono nelle seguenti richieste:

  • Diritto all’evoluzione: i padri non sono cristallizzati, cambiano. La loro evoluzione è la linfa della società e va evidenziata, raccontata, riconosciuta ed incoraggiata.
  • Diritto al riconoscimento: i padri sono entità sfaccettate, complesse e in transizione. La società al momento li riconosce solo al momento del parto e nei pochi mesi successivi, mentre successivamente tende a dimenticarsi di quel loro ruolo.
  • Diritto all’affettività: i padri oggi non sono solo regole, ma anche affetto, empatia, partecipazione. Una parte della società ancora non ne ha preso atto.
  • Diritto-dovere alla partecipazione: essere padre significa esserci. I padri devono e vogliono essere presenti in modo attivo, equilibrandosi con il partner. È un cambio di prospettiva che va incoraggiato e accolto.
  • Diritto al quality time: ovvero alla disconnessione lavorativa, al riservare del tempo alla prole e alla famiglia, anche e soprattutto per i C-level. Perché, senza questo, le famiglie si sfaldano. Ed alla lunga è un tema civile, sociale.
  • Diritto alla presenza: non si è padri da una scrivania. Non basta (più) rientrare alle otto di sera. Servono smart e remote working, congedi parentali, strumenti di flessibilità. Ora.
  • Diritto alla parità genitoriale: essere padre non è un ruolo di supporto, ma di pari dignità rispetto alla madre. Vogliamo un cambiamento culturale e istituzionale che riconosca questa parità nella responsabilità e nella cura, in ogni ambito: familiare, lavorativo e sociale.
  • Diritto alla rappresentazione: basta con gli stereotipi del padre assente o incompetente. Chiediamo una narrazione nuova nei media, nella cultura, nella pubblicità: una rappresentazione che rifletta, supporti e incoraggi una realtà di padri attivi, amorevoli e capaci che oggi è presente e crescente.
  • Diritto alla comunità: la paternità non deve essere un viaggio solitario. Servono reti di supporto tra padri, spazi di confronto e condivisione. Vogliamo più iniziative per favorire il dialogo e il mutuo aiuto.
  • Diritto alla formazione: diventare padre è naturale, essere padre è impegnativo. Ecco perché servono strumenti. Chiediamo percorsi di formazione, educazione alla genitorialità e un supporto costante per affrontare questa sfida con consapevolezza e serenità.
  • Diritto alla formazione aziendale: le imprese devono formare non solo manager, ma anche padri consapevoli. Chiediamo l’inserimento nei piani welfare di percorsi formativi sulla genitorialità condivisa, sulla gestione del tempo, sulla leadership relazionale. Educare i padri fa bene anche al business.
  • Diritto alla cittadinanza genitoriale: escludendo i casi di soggetti violenti o abusanti nei confronti del partner o dei figli, chiediamo che i padri separati o non conviventi non siano trattati come genitori di serie B. Speriamo in politiche che garantiscano pari accesso alla cura e alle decisioni educative, contrastando stereotipi e automatismi giuridici ancora presenti e che li rendono marginali rispetto alla quotidianità dei figli.
  • Diritto al linguaggio equo: le parole plasmano la realtà. Chiediamo che nei documenti scolastici, nella burocrazia pubblica e nella comunicazione istituzionale venga riconosciuto il ruolo attivo dei padri, evitando formulazioni escludenti o stereotipate. Un linguaggio equo è il primo passo verso una rappresentazione equa.
  • Diritto alla fiducia istituzionale: le istituzioni devono riconoscere e sostenere i padri, non solo nei primi mesi di vita dei figli. Chiediamo politiche continuative – non spot – su congedi, permessi, accesso alle cure pediatriche, educazione e supporto psicologico. Un padre sostenuto è un genitore migliore.

Questo manifesto non è un punto di arrivo, ma una base per agire. Chiediamo alle istituzioni, alle aziende, ai media e alla società tutta di prenderne atto. Perché dare Parola Ai Padri, oggi, significa costruire una società più equa, più affettiva, più preparata al futuro.